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DSA e Celebrità

Eva Grimaldi: dalla dislessia e balbuzie all’emancipazione, una storia di resilienza e amore familiare

Eva Grimaldi, nota attrice italiana, ha condiviso pubblicamente il suo percorso di crescita costellato di sfide, tra cui dislessia e balbuzie, durante l’ultima puntata del Grande Fratello.
Nonostante l’uscita a vuoto, poco elegante di Alfonso Signorini,  il quale dichiara che “la dislessia è stata dichiarata come una vera e patologia medica”….. continuando a chiedere come ha affrontato questa patologia (smentita dall’attrice affermando che sia una caratteristica) la testimonianza della Grimaldi offre uno spaccato toccante sulla realtà di molti bambini che affrontano difficoltà di apprendimento e disturbi del linguaggio, ma anche un messaggio di speranza e resilienza.

“A casa nostra non c’erano soldi, ma amore”
, ha raccontato l’attrice, descrivendo un’infanzia segnata da ristrettezze economiche ma ricca di affetto.

La madre, figura centrale nella sua vita, si è prodigata per garantirle un’istruzione adeguata, lavorando duramente e sacrificandosi per iscriverla in una scuola privata gestita da suore.

La dislessia e la balbuzie hanno rappresentato ostacoli significativi nel percorso scolastico di Eva. “Sono stata bocciata in terza e quinta elementare e in terza media”, ha rivelato, sottolineando come all’epoca non ci fosse la stessa consapevolezza e preparazione di oggi nei confronti di questi disturbi.
Un episodio traumatico, come il passaggio di un aereo militare a bassa quota, ha acuito il problema della balbuzie, rendendo ancora più difficile la sua interazione con il mondo esterno.

Tuttavia, grazie al sostegno della famiglia e alla sua determinazione, Eva è riuscita a superare le difficoltà e a realizzare il suo sogno di diventare attrice. “Il mio lavoro è stato una terapia”, ha affermato, sottolineando come la recitazione l’abbia aiutata a prendere confidenza con la propria voce e a superare le insicurezze.

Oggi, Eva Grimaldi è un esempio di come sia possibile trasformare le proprie fragilità in punti di forza.

Il suo messaggio è rivolto a tutti coloro che si trovano ad affrontare sfide simili: non arrendersi mai, credere in se stessi e cercare il supporto di persone che ci amano e ci sostengono. La sua compagna,

Imma Battaglia, la incoraggia costantemente a leggere di più, consapevole di come la lettura possa migliorare la sua fluidità verbale e aiutarla a superare le difficoltà residue.

La storia di Eva Grimaldi è un invito a riflettere sull’importanza di una diagnosi precoce e di un supporto adeguato per i bambini con dislessia e altri disturbi dell’apprendimento. Ma è anche un tributo alla forza dell’amore familiare e alla capacità di resilienza dell’essere umano.

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Lettera ai genitori: valorizzare i talenti dei figli oltre i voti

“Tra pochi giorni arriveranno le pagelle dei vostri figli. Se i risultati non dovessero rispecchiare le vostre aspettative, non trasformateli in un motivo di preoccupazione”.

Questo è il messaggio che Flavia Capodicasa, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo 8 di Modena, ha voluto trasmettere alle famiglie. Con un passato da ingegnere aeronautico e docente di elettronica, la Preside ha trovato nella scuola la sua vera passione e, in vista della consegna delle valutazioni, ha scelto di inviare una lettera dal tono umano e motivante.

“Mi sono ispirata alla ‘Favola del curriculo’ del pedagogista George H. Reavis
– racconta – per far comprendere quanto sia importante riconoscere le differenze individuali e sostenere i ragazzi nel loro percorso”.

Nella lettera, la dirigente invita i genitori a riflettere sul fatto che ogni studente è unico: “C’è chi eccelle nell’arte ma fatica con la matematica, chi è portato per le scienze ma non ama la poesia, o chi brilla nello sport ma trova difficoltà con le lingue straniere”.

Il punto centrale del messaggio è chiaro: il valore di un ragazzo non può essere ridotto a un numero o a un confronto con le aspettative degli adulti. “I vostri figli – scrive – sono straordinari così come sono. Hanno bisogno di essere amati per ciò che sono e incoraggiati a scoprire il loro potenziale”.

La preside spiega perché ha deciso di scrivere questa lettera: “Viviamo in una società dove l’ansia da prestazione è sempre più diffusa. Troppi giovani si sentono giudicati solo attraverso i risultati scolastici, e questo può portarli a crollare sotto il peso delle aspettative. È fondamentale iniziare a diffondere messaggi positivi già dalla scuola primaria”.

Capodicasa sottolinea che ogni studente è molto più di un voto: “La valutazione deve essere uno strumento per apprendere, ma non deve mai oscurare il valore personale di ciascun ragazzo”.

E conclude con un appello ai genitori: “Accompagnate i vostri figli con amore e sostegno nella scoperta dei loro talenti. Questo è un compito che spetta sia alla famiglia che alla scuola”.

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Disturbi del neurosviluppo diagnosi precoce e nuove prospettive di supporto in Italia

La tempestività nella diagnosi dei disturbi del neurosviluppo è cruciale per attuare interventi efficaci e migliorare la vita di chi ne è affetto. Questi disturbi, che includono l’autismo, l’ADHD e le difficoltà di apprendimento, si manifestano in modi diversi, rendendo essenziale un’osservazione attenta e precoce.
Riconoscere segnali di potenziali problematiche nello sviluppo cognitivo, motorio e sociale consente di intervenire prima che le difficoltà si radichino, facilitando l’integrazione del bambino in vari contesti.
Negli ultimi dieci anni, la prevalenza di queste condizioni è aumentata, evidenziando la necessità di un sistema di rilevazione precoce per identificare tempestivamente i segnali e garantire diagnosi rapide.

In risposta a questa emergenza, la Commissione Affari Sociali della Camera ha avviato discussioni su una proposta di legge che prevede misure a sostegno delle persone con disturbi del neurosviluppo e delle loro famiglie. Questa iniziativa intende stabilire un quadro normativo che rispetti le competenze statali e regionali in ambito sanitario, con l’obiettivo di potenziare il supporto e i servizi disponibili.

                   Diagnosi tempestiva e continuità dell’assistenza

Effettuare una diagnosi nei primi anni di vita presenta numerosi vantaggi:

  • maggiore efficacia degli interventi grazie alla plasticità cerebrale nei bambini.
  • aumento dell’autonomia e dell’inclusione sociale attraverso strategie mirate.
  • supporto personalizzato per le famiglie.
  • riduzione del disagio psicologico legato alla comprensione delle difficoltà del bambino.

                    Creazione di una rete integrata di servizi

La proposta di legge mira a istituire una rete integrata di servizi a livello nazionale e locale, coinvolgendo diverse istituzioni competenti per garantire:

  • maggiore inclusione in ambito scolastico.
  • miglioramento della qualità della vita per bambini e le loro famiglie.
  • supporto continuo lungo tutto il ciclo vitale.

Gli interventi dovranno essere allineati con le esperienze pratiche e le normative esistenti, come ad esempio per quelle relative all’autismo.

                     Formazione continua nel settore educativo

Accanto alla rete integrata, il disegno di legge propone corsi di formazione continua per professionisti, inclusi operatori sanitari e scolastici.
Si prevede anche l’attuazione di campagne informative per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo a questi disturbi.

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Strumenti utili

DSA e inclusione: l’alleanza vincente tra tutor e insegnanti per il successo scolastico

La creazione di una rete sinergica tra insegnanti e tutor specializzati è fondamentale per il sostegno degli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). Questa cooperazione non solo promuove un’integrazione educativa efficace, ma offre anche una comprensione completa delle necessità individuali degli alunni.

                 Funzioni del tutor nell’apprendimento

Il tutor svolge una funzione cruciale come intermediario tra l’istituzione scolastica e la famiglia. Il suo obiettivo principale è supportare lo studente, lavorando su aspetti come l’autonomia e la fiducia in sé stesso. Inoltre, facilita il dialogo tra le diverse parti coinvolte, garantendo che le esigenze educative siano comprese e affrontate.

                                   Collaborazione con i docenti

La cooperazione tra tutor e insegnanti è essenziale. I tutor devono impegnarsi attivamente con i docenti per assicurare un approccio unificato nel supporto agli studenti. È importante che gli insegnanti vedano il tutor come un alleato piuttosto che un ostacolo, contribuendo così a una gestione più fluida delle attività scolastiche. La partecipazione ai consigli di classe e la condivisione delle informazioni sui progressi degli studenti sono elementi chiave per la stesura efficace del Piano Didattico Personalizzato (PDP).


Vantaggi di una rete educativa

Supporto emotivo: Una relazione di fiducia tra tutor, insegnanti e famiglie crea un ambiente sicuro per gli studenti, permettendo loro di esprimere le proprie difficoltà senza paura di essere giudicati.

Strategie didattiche personalizzate: la collaborazione consente di sviluppare metodi didattici specifici che tengono conto delle caratteristiche neuropsicologiche di ciascuno studente.

Monitoraggio costante: un controllo continuo delle strategie adottate permette di adattare gli interventi in base all’evoluzione delle necessità dello studente, garantendo un supporto sempre adeguato.
Prevenzione delle Difficoltà: Un approccio integrato contribuisce a prevenire problemi più gravi, assicurando pari opportunità per tutti gli alunni.

     Conclusione

In conclusione, una rete ben strutturata tra insegnanti e tutor è fondamentale per affrontare le sfide associate ai DSA. Questa collaborazione non solo arricchisce l’esperienza educativa degli studenti, ma promuove anche il loro sviluppo personale e sociale, favorendo un ambiente scolastico inclusivo e attento alle diverse esigenze educative.

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Pedagogia

Il ruolo cruciale del contatto umano nello sviluppo emotivo dei bambini

Il legame umano è essenziale per il corretto sviluppo emotivo e sociale dei bambini fin dai loro primi istanti di vita. La nascita segna il momento in cui il neonato entra in contatto con la madre, seguito dal padre, creando così le fondamenta per una sicurezza emotiva e per l’interazione con il mondo esterno, compresi gli estranei. Secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby, i neonati sono naturalmente predisposti a formare legami con le figure che si prendono cura di loro. Questo attaccamento è cruciale, poiché offre una protezione fondamentale e una sensazione di sicurezza, elementi indispensabili per il benessere psicologico del bambino.

                                   L’importanza del contatto fisico

Nei primi mesi di vita, gesti come abbracci e carezze sono vitali. Questi atti affettuosi rassicurano il bambino e stimolano il rilascio di ossitocina, l’ormone che favorisce i legami affettivi. La qualità delle interazioni con gli estranei è fortemente influenzata dal tipo di attaccamento sviluppato con le figure genitoriali. Se i genitori creano una “base sicura”, il bambino è più propenso a esplorare e interagire con chi non conosce.

                                  Strategie per favorire l’interazione

È fondamentale che i genitori non temano di lasciare il bambino in braccio a familiari o amici fidati, rassicurandolo mentre si trova tra le braccia di altri con la propria voce per evitare sentimenti di abbandono. Durante i primi mesi, il neonato si affida principalmente all’udito, mentre la vista si sviluppa gradualmente. Far sentire la voce di persone care anche quando non sono presenti aiuta il bambino a riconoscere volti familiari quando li incontra.

                                       Confronto tra esperienze diverse

Consideriamo due neonati: uno che ha avuto poche interazioni con estranei e uno che ha avuto molte opportunità di socializzare. Il primo tende a rimanere attaccato alla madre, percepita come l’unico rifugio sicuro. Al contrario, il secondo, abituato a interagire con vari adulti sin dalla nascita, sviluppa una maggiore sicurezza e fiducia verso gli estranei.

In conclusione, il contatto umano sin dai primi istanti è cruciale per lo sviluppo emotivo e sociale del bambino. Stabilire relazioni affettuose consente al piccolo non solo di sentirsi protetto ma anche di affrontare con serenità le future interazioni sociali. La qualità delle prime esperienze relazionali avrà un impatto duraturo sulla capacità del bambino di formare legami sani nel corso della vita.

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“Alessandro Vantini: un viaggio tra scrittura e volontariato”

Alessandro Vantini, un uomo di 77 anni, è un ex tornitore e scrittore appassionato, che crede fermamente nel potere dell’amore, capace di superare anche la morte.

La sua convinzione è frutto delle esperienze accumulate sia nel mondo del lavoro che nel volontariato.
«Mio padre e mio nonno sono stati i miei modelli», racconta Vantini. «Ho vissuto il volontariato come un atto di libertà e responsabilità, fino a quando la salute me lo ha permesso. Grazie a loro, ho sviluppato un amore per la narrazione orale, che mi ha affascinato fin da bambino durante le veglie invernali nei fienili. Col tempo, ho sentito l’urgenza di esprimere storie per iscritto».

La sua avventura con la scrittura non è stata priva di ostacoli. In seconda elementare, Vantini non riusciva a leggere correttamente a causa della dislessia. «La mia insegnante credeva che fossi pigro e incapace», ricorda. «Ma non era così; amavo andare a scuola e mi impegnavo. Non sapevo di avere la dislessia, e questo mi ha portato a essere bocciato, facendomi soffrire profondamente. Ho promesso a me stesso che avrei scritto un libro».

Dopo questa difficile esperienza, il suo percorso scolastico è cambiato radicalmente. «Con i nuovi insegnanti, ho trovato supporto; le mie composizioni venivano lette in classe durante le ultime due classi delle elementari. Questo mi ha fatto innamorare della poesia e della letteratura», spiega Vantini.

La sua passione è cresciuta grazie all’influenza di professori competenti durante la scuola professionale. Da adulto, ha ripreso a scrivere durante i viaggi di lavoro in tutto il mondo.

«Dopo il lavoro, ho iniziato a comporre poesie in dialetto e italiano, per poi passare ai racconti. Scrivevo per me stesso, per elaborare ricordi ed esperienze. Era una necessità che mi faceva sentire bene», afferma.

Vantini ha anche viaggiato all’estero come volontario, contribuendo alla costruzione di strutture in Ciad e Mozambico. Il suo impegno nel volontariato è iniziato nel 1976, dopo il terremoto in Friuli Venezia Giulia, quando si unì al Gruppo Alpini per aiutare la comunità di Buja. Ha continuato a prestare servizio con la Fevoss fino a quando problemi di salute lo hanno costretto a fermarsi.

Oggi Vantini dedica tempo alla sua passione per la scrittura: «Ogni giorno scrivo. Ho completato circa 15 racconti per un totale di un milione di parole e ho pubblicato il mio primo libro: “Il Re del Longiar”, una storia quasi vera su un immigrato africano che trova successo in Italia grazie alle sue qualità umane».

Attualmente sta lavorando su una nuova storia ispirata alla stella Alcor della costellazione dell’Orsa Maggiore.

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Aumento degli alunni con DSA in Italia: un’analisi delle nuove tendenze e delle politiche educative

Il sistema scolastico in Italia ha registrato un notevole aumento degli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Recenti dati pubblicati dal Ministero dell’Istruzione rivelano che, negli anni accademici 2021/2022 e 2022/2023 , la percentuale di studenti con DSA è cresciuta in modo significativo, passando dallo 0,9% nel 2010/2011 al 6,0% nel 2022/ 2023. Questo trend evidenzia una crescente sensibilizzazione e attenzione verso le problematiche legate ai DSA.

Crescita della consapevolezza e diagnosi precoce

La crescita del numero di alunni diagnosticati con DSA ha avuto ripercussioni importanti sulle politiche educative e sulle pratiche didattiche. Gli studenti con diagnosi formale frequentano principalmente le scuole primarie e secondarie.
Inoltre, è emerso un gruppo di bambini in età prescolare e nei primi anni della scuola primaria identificazioni come “a rischio DSA”. L’analisi di questi gruppi è cruciale per comprendere le dinamiche dei disturbi dell’apprendimento e le risposte del sistema educativo.

Incremento degli alunni con diagnosi

Nel 2022/2023 , il 6,0% degli studenti italiani presenta un DSA, evidenziando un incremento costante rispetto agli anni precedenti. In particolare, nelle scuole secondarie si è registrato un aumento significativo di diagnosi formali di DSA. Questo non solo riflette una reale crescita dei casi, ma anche una maggiore consapevolezza riguardo alla necessità di supporto.

Attenzione alla prevenzione per i bambini a rischio

È fondamentale non trascurare gli alunni “a rischio” che non hanno ancora ricevuto una diagnosi ufficiale. Questi bambini, che frequentano la scuola dell’infanzia ei primi anni della primaria, rappresentano un periodo cruciale per lo sviluppo delle competenze cognitive. Monitorare questi studenti consente di attuare interventi preventivi per evitare l’insorgere di disturbi più gravi.
Le scuole stanno intensificando gli sforzi per valutare continuamente i bambini a rischio, utilizzando metodologie adeguate per identificare tempestivamente eventuali difficoltà. L’aumento degli alunni identificati come “a rischio DSA” indica una crescente attenzione verso la fase iniziale del percorso educativo.

Fattori contributivi all’aumento dei casi di DSA

L’aumento dei casi di alunni con DSA può essere attribuito a diversi fattori, tra cui il miglioramento delle capacità diagnostiche e l’accesso ai servizi di supporto.
Le famiglie e le scuole sono ora più informate sui disturbi dell’apprendimento e sulle opportunità di intervento precoce. Inoltre, la formazione degli insegnanti è aumentata, apportando una maggiore comprensione delle difficoltà che alcuni studenti affrontano.

Inclusione scolastica: un impegno necessario

L’inclusione scolastica rappresenta una priorità in Italia, garantendo il diritto all’istruzione per tutti gli studenti, indipendentemente dalle loro difficoltà. È essenziale che le scuole implementino pratiche didattiche personalizzate, come l’uso di tecnologie digitali e Piani Educativi Personalizzati (PDP), per favorire l’integrazione degli alunni con DSA.

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DSA e Celebrità

Dislessia e comunicazione: un viaggio tra emozioni e malintesi

Il brano “Dislesso” affronta il complesso tema della dislessia e le sue implicazioni nella comunicazione, ambientato in un contesto estivo.
Il protagonista si trova ad affrontare una serie di situazioni in cui la difficoltà di esprimere i propri pensieri genera malintesi e momenti di imbarazzo.

La dislessia non è solo una caratteristica individuale, ma rappresenta un simbolo di una condizione più ampia: il senso di inadeguatezza e le sfide nell’esprimere autenticamente le proprie emozioni.

La canzone si sviluppa su due piani: da un lato, l’immagine di un’estate spensierata, ricca di momenti di libertà (come una serata sulla spiaggia o una gita in moto), dall’altro, la dimensione interiore del protagonista, segnata da confusione e frustrazione.

Le parole inadeguate ei fraintendimenti rivelano una lotta interna, dove il desiderio di connessione si scontra con l’incapacità di comunicare in modo efficace.

La dislessia diventa così una potente metafora del disagio emotivo e della debolezza nei momenti intimi. Questo conflitto culmina nella separazione tra il protagonista e la sua partner, che si allontana, lasciandolo con il rammarico di non aver saputo trasmettere i propri sentimenti. Nonostante l’atmosfera leggera, il brano comunica un profondo senso di solitudine e smarrimento, facendo della comunicazione un tema centrale e universale.
L’artista commenta così la sua creazione: “Sono entusiasta per il lancio del mio terzo brano, dopo i successi dei precedenti che hanno superato le 100 mila ascolti e mi hanno permesso di esibirmi su palchi importanti, come quello di Riccione al Deejay On Stage ‘Con ‘Dislesso’, desideroso combattere i pregiudizi legati agli errori: sbagliare non è la fine del mondo; anzi, è proprio dagli errori che si può trarre forza di confusione e trasformarli in opportunità di crescita.”

Qui il link della canzone

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Nuove linee guida Cnudd: un passo avanti per l’inclusione universitaria in Italia

La conferenza nazionale universitaria dei delegati per l’inclusione degli studenti con Disabilità e Disturbi Specifici dell’Apprendimento (Cnudd) ha recentemente introdotto delle nuove Linee Guida  per garantire il diritto allo studio per gli studenti con disabilità e DSA.

Queste linee guida sono state sviluppate in risposta all’aumento significativo del numero di studenti universitari con disabilità o DSA, che ora rappresentano il  2,5% della popolazione accademica italiana. Il presidente della Cnudd Luca Fanucci ha sottolineato che “questo documento rappresenta un passo fondamentale nel panorama universitario, poiché non solo definisce gli strumenti di supporto, ma delinea anche come le istituzioni devonono organizzarsi per assicurare pari opportunità a tutti gli studenti” .

Le istituzioni italiane stanno quindi rendendo concreto il diritto allo studio, passando da un approccio formale a uno sostanziale. Oltre a identificare i soggetti coinvolti, i ruoli ei servizi necessari, viene anche trattato il tema dell’orientamento, con un focus speciale sugli studenti con Bisogni Educativi Speciali.

Con l’aumento esponenziale degli studenti con disabilità e DSA , è necessario ripensare l’organizzazione universitaria. Non basta più parlare di “inclusione”; è fondamentale chiarire cosa significa realmente per il personale accademico e come promuovere una partecipazione attiva alla vita universitaria.

Inoltre, è importante lavorare sulle relazioni tra docenti e studenti, così come tra docenti e servizi, affinché ci sia un’interazione proficua con l’ambiente universitario e le sue risorse culturali ed economiche.

“Massimizzare le potenzialità di ogni studente garantendo pari opportunità di accesso ai corsi e alle esperienze universitarie è essenziale per una vera inclusione”, ha concluso il presidente.

Linee guida CNUDD 2024 

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Dislessia: trasformare una sfida in opportunità – La storia di Giuseppe Fallacara

Giuseppe Fallacara, autore di un libro intitolato “Grazie alla dislessia sono diventato professore universitario”, ha recentemente condiviso la sua storia, pubblicata nel 2020 ma resa nota solo ora. In un’intervista a CoratoLive, ha dichiarato: «Oggi mi sento pronto a parlarne».

                       Un viaggio personale e professionale

Questa autobiografia, scritta durante il lockdown per il Covid-19, si rivolge a un pubblico variegato: giovani e adulti con dislessia, genitori di bambini dislessici, educatori, e appassionati di architettura e viaggi.
Fallacara ha scelto di non promuovere il suo libro inizialmente, poiché si basa su esperienze personali piuttosto che su competenze scientifiche.
La pandemia ha coinciso con un momento significativo della sua carriera: il 1° aprile 2020 è diventato docente ordinario a soli 46 anni, un traguardo celebrato in modo inusuale tramite una videoconferenza.

                      La dislessia come opportunità

Il professor Fallacara, attualmente il più giovane docente nella sua disciplina in Italia, ha fatto coming out sulla sua dislessia per condividere le emozioni legate a questo traguardo.
Il 12 ottobre scorso ha pubblicato la copertina del suo libro su Facebook, accompagnandola da un video del psicologo dell’apprendimento Giovanni Fenu.

                                 Riflessioni sull’apprendimento

Fallacara sostiene che la dislessia lo ha spinto a sviluppare metodi alternativi per affrontare le difficoltà di lettura automatica. Ha scritto il suo libro per supportare chi percepisce la dislessia come un ostacolo e per sfatare miti legati ai geni dislessici.
Racconta delle sue esperienze scolastiche difficili e del supporto che ricevette da sua madre, insegnante elementare, che non riusciva a identificare il problema a causa della scarsa consapevolezza del disturbo all’epoca.

                                                    Conclusioni

Fallacara conclude che la dislessia può trasformarsi in una risorsa se supportata da un ambiente educativo adeguato. Molti studenti dislessici rischiano di essere etichettati negativamente e abbandonati agli studi. Condivide la sua esperienza per ispirare speranza nei genitori dei bambini dislessici e sottolinea l’importanza di proteggere i giovani durante il loro percorso educativo.