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Einstein come un Nonno: insegnare la fisica ai bambini in modo leggero

In Italia – particolarmente in Italia, non sappiamo in effetti nel resto del mondo – le scienze sembrano un argomento tabù nella formazione di giovani e giovanissimi. C’è quasi timore ad affrontare materie come chimica e biologia e, soprattutto e ancor più, matematica e fisica. Saranno i temi in sé particolarmente ostici, sarà la difficoltà di divulgarli in un modo appassionante e frattanto comprensibile, ma una buona parte degli italiani non ha un rapporto sereno con le materie scientifiche. E il punto non è soltanto scolastico: è culturale, quasi emotivo.

Eppure la fisica, quando viene spogliata dell’aura punitiva che spesso l’accompagna, ha qualcosa di profondamente narrativo. È osservazione del mondo, stupore, domande semplici che portano a risposte sorprendenti. È, in fondo, una favola. Da questa intuizione nasce Nonno Einstein e la magia della fisica, il libro di Eleonora Tommasi, giovane (classe ’79) docente di Matematica e Fisica (le succitate materie bistrattate) e membro della Società Italiana di Fisica, che sceglie una strada tanto rigorosa quanto inusuale: raccontare la scienza come si racconta una storia della buonanotte.

Il cuore del progetto è semplice e ambizioso allo stesso tempo. Trasformare concetti complessi in racconti accessibili, senza banalizzarli. La relatività, la struttura dell’atomo, la luce, il tempo, persino l’antimateria diventano episodi di un mondo abitato da animali parlanti, personaggi bizzarri e grandi scienziati che smettono i panni del mito per indossare quelli, più rassicuranti, di compagni di viaggio. In queste pagine compaiono Isaac Newton, Albert Einstein, Max Planck e Margherita Hack, ma non come statue di marmo: sono presenze vive, narrative, funzionali a stimolare curiosità più che reverenza.

La forza del libro sta proprio qui. Non rinuncia al rigore scientifico, ma lo accompagna con un linguaggio che non spaventa. Non c’è l’ansia della formula, bensì il piacere della scoperta. Ogni storia nasce da un fenomeno reale e verificabile, spiegato con parole che parlano anche ai più piccoli, senza però risultare stucchevoli per gli adulti. Non a caso l’autrice lo definisce “un libro per bambini da zero a cento anni”, perché la fisica – se spiegata nella sua chiarezza – è semplicemente bellissima.

A rendere il volume uno strumento particolarmente interessante è la sezione finale dedicata agli esperimenti “magici”. Non esperimenti da laboratorio irraggiungibile, ma piccole prove da fare in casa, con materiali comuni, pensate per bambini, genitori e insegnanti. È qui che la lettura si trasforma in esperienza condivisa, in gesto concreto. La scienza smette di essere astratta e diventa qualcosa che si può toccare, osservare, sbagliare e rifare. Non sorprende che il libro sia già stato utilizzato in scuole, musei, università e festival scientifici: ha una vocazione didattica naturale, mai ostentata.

Forse è anche da qui che bisognerebbe ripartire, se vogliamo ricucire il rapporto complicato che questo Paese ha con le materie scientifiche. Dalla leggerezza, che non è superficialità, ma rispetto per l’intelligenza di chi ascolta. Dall’idea che la conoscenza non debba per forza passare dal timore, ma possa nascere dalla meraviglia. Alla fine della lettura, resta una domanda semplice e disarmante: come si fa a non amare la fisica, quando qualcuno ce la racconta così?

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